Il Whole School Approach per rafforzare la democrazia a scuola - Ripartire

Il Whole School Approach per rafforzare la democrazia a scuola

Pubblicata il: 15/07/2022

È possibile implementare la democrazia a scuola? Questa è la domanda da cui siamo partiti nelle attività di giovedì 14 luglio.

Oggi abbiamo scoperto che decisioni nei contesti scolastici vengono prese dall’8% degli adulti, nonostante la popolazione studentesca rappresenti il 92%.
Come facciamo a cambiare questo?
Ci è stato proposto il Whole School Approach (WSA), un metodo di lavoro che mira a rafforzare gli spazi di partecipazione nella scuola. 
 

I ragazzi di ciascun territorio hanno raccontato quello che hanno fatto nelle proprie scuole a questo proposito, così da avere uno spazio di condivisione e di confronto tra regioni diverse. 


Ad Ancona, abbiamo lavorato sull’area della cooperazione e comunicazione. 
Abbiamo progettato un questionario, da inviare a tutti gli studenti a dicembre e ad aprile. Il team di lavoro ha inviato un questionario con un link a una bozza di piano d’azione da far votare agli studenti.

Un altro passo fondamentale è stato quello di Accogliere per conoscere, un modo per favorire la conoscenza tra studenti biennio-triennio, professori e genitori. Abbiamo cercato un dialogo sereno e produttivo tra studenti e docenti, per conoscersi meglio e cercare di risolvere problemi. 
Per noi, è essenziale che lo studente sia protagonista. 

 

A Roma abbiamo realizzato la Settimana dell’ascolto, che ha aiutato a rafforzare la comunicazione fra alunni e docenti. Abbiamo deciso di promuovere questo progetto durante la settimana di autogestione: abbiamo praticamente organizzato tutto noi! 

I rappresentati di istituto hanno preso le decisioni più importanti, sotto la guida della preside. Si sono formati anche dei gruppi di studenti che hanno aiutato a sorvegliare le classi.

Siamo riusciti a diventare sicuramente più responsabili e più attivi, oltre ad avere più possibilità di parola dentro la nostra scuola. I professori ci hanno appoggiato senza entrare in collusione con le nostre decisioni, ma ci hanno chiesto di esporre meglio e fare assemblee con tutta la scuola, anche in cortile. 
La Settimana di ascolto ha permesso agli studenti di prendere decisioni per sè ma anche per la classe: ogni giorno c’erano mini assemblee per prendere decisioni per la giornata. 
Ci siamo buttati in quest’esperienza e siamo riusciti a farlo abbastanza bene!

Fu un argomento molto discusso, non solo perchè i docenti non si fidavano, ma perchè avevano dei dubbi sulla riuscita dell’impresa. Qualche professore ci ha appoggiato e siamo riusciti a organizzare le regole fatte da noi.


Abbiamo realizzato attività fra studenti e insegnanti (progetti come torneo di calcio), ore specifiche in cui i ragazzi di 5° potevano studiare con il supporto dei docenti delle varie materie, ore in cui abbiamo potuto conoscere diverse culture. 

 

I ragazzi dell’Aquila hanno lavorato a un progetto che ha avuto come riscontro finale il Codice PCTO, nato dall’esigenza dei ragazzi. Tutto ciò è avvenuto con la partecipazione e il coinvolgimento degli studenti, delle famiglie, dei docenti e dele associazioni del terzo settore. Uno dei punti chiave della carta del PCTO è proprio una visione di insieme rispetto a tutte queste realtà. 
In particolare, nell’area della governance ci siamo occupati della condivisione degli obiettivi con enti del terzo settore e della valorizzazione del patto di corresponsabilità. Questo documento ha preso termini tecnici e li ha fatti finalmente comprendere ai ragazzi. 
Abbiamo parlato del Piano Triennale di Offerta Formativa: le competenze che si acquisiscono nel PCTO devono correlare con quanto presente nel piano, in accordo con i docenti. 

Altri progetti su cui vogliamo lavorare sono l'istituzione di un'aula studio pomeridiana dedicata agli alunni con disabilità e un servizio di ascolto permanente e gratuito. 
 


Noi ragazzi di Pordenone ci siamo concentrati principalmente sulla governance, perchè ci siamo accorti di quanto poco conoscessimo gli organi collegiali. Il nostro obiettivo, quindi, è stato quello di coinvolgere professori, studenti, genitori e enti del territorio. 
Abbiamo creato un’infografica per spiegare come funzionano le assemblee di classe e il ruolo dei rappresentati ai ragazzi che arrivano in prima. 
Ogni gruppo ha lavorato su una macroarea e ha realizzato video, fumetti e canzoni per ripensare gli organi collegiali e il loro funzionamento, per renderli più efficaci.
I professori hanno pensato a un consiglio di classe al contrario, con la presenza di studenti e genitori, così che sia più facile per gli studenti farsi ascoltare avendo anche il supporto di persone esterne. 
Fortunatamente, la scuola aveva fondi a disposizione per pagare i docenti che partecipavano a quest’assemblea. 
I rappresentati di classe hanno discusso sul regolamento scolastico, perchè è stato individuato il problema che il regolamento non va sempre in contro alle esigenze degli studenti: siamo riusciti a riformulare alcuni punti essenziali su cui il regolamento dei prossimi anni si baserà, nei limiti del possibile (es: abbigliamento scolastico).

Abbiamo imparato a non aver paura di chiedere, perché le soluzioni si trovano! Anche se all’inizio si ricevono un sacco di porte in faccia.


In tutti questi progetti, il cambiamento è venuto dal basso! A volte sembra non sia possibile, ma bisogna provarci e soprattutto ATTIVARSI IN MODO STRATEGICO. Insieme, in modo collaborativo. 

Se c'è una cosa che abbiamo imparato finora, è che non si può cambiare la realtà senza mettersi insieme e progettare una soluzione. 

Dobbiamo pensare al budget, perché non possiamo progettare grandi cambiamenti se non troviamo anche dei finanziamenti. Dobbiamo anche seguire e assicurarci che quello che è stato deciso venga realizzato: questo è il ruolo fondamentale del monitorare.

 

I ragazzi della Summer School 2022